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Catechesi 2015 – Vangelo di Marco, Capitolo 10

Il divorzio – Gesù e i bambini – Il giovane ricco – Terza predicazione della Passione – La richiesta di Giacomo e Giovanni – Guarigione del cieco Bartimeo.

Gesù va lentamente allontanandosi dalla Galilea, di­retto verso la Giudea, a Gerusalemme, là dove si com­pirà la sua missione con la tragedia del Golgota. Du­rante questo viaggio verso Gerusalemme, l’unico che secondo i si­nottici il Signore ha fatto nella sua vita, Marco si mostra più inter­essato a raccogliere il maggior numero possibile di insegnamenti, come vedremo in questo capitolo, in cui gli episodi riferiti sono tutti legati a qualche particolare ammaestramento.

Cominciano i primi incontri e scontri con i farisei i quali si avvicinano a lui sempre con la cattiva intenzione di metterlo alla prova.

Il problema che gli pongono è sulla liceità del divorzio. La legge fatta da Mosè non prescriveva il divorzio, ma era diretta a sal­vaguardare i diritti della donna e perciò poneva delle condizioni al marito che intendeva rimandarla.

Gesù risponde che quella legge di Mosè stava lì a dimostrare la durezza del loro cuore, incapace di comprendere il piano e il de­siderio di Dio, il quale voleva inscindibile l’unione matrimoniale, perciò a nessuno è lecito separare ciò che Dio ha voluto unito.

In disparte, ai discepoli, spiega chiaramente l’indissolubilità del matrimonio e la peccaminosità del divorzio. Le dispute sono proprie degli adulti che ormai hanno il cuore deviato e non sanno più accogliere e capire la semplicità delle cose grandi e belle. Perciò anche il Regno di Dio non lo può capire e accogliere se non chi ha il cuore semplice dei bambini, i quali non discutono, non razionalizzano, ma si fidano.

Essere piccoli per accogliere il Regno di Dio non vuol dire ri­tornare ingenui e sempliciotti, ma essere diventati talmente adulti per le esperienze fatte da capire che non c’è altra via per arrivare a Dio se non quella della semplicità e dello stupore dei bambini. La vita e i beni della vita possono turbare questa semplicità e genuinità come nel caso del giovane ricco.

C’è entusiasmo, bontà ancora nel suo cuore: è un bravo gio­vane e Gesù, guardandolo lo amò” ; ma alla proposta di una vita più avventurosa, più libera: “Va’, vendi tutto ciò che hai, dallo ai poveri, poi vieni e seguimi!”; il giovane “corrugò la fronte e se ne andò rattristato” perché aveva perduto ormai la spontaneità, la gioia della sua giovinezza, “perché aveva molte ricchezze”.

Tristezza di Gesù per non aver potuto rendere felice quel gio­vane, tristezza del giovane per l’incapacità di comprendere il valore del dono che gli veniva offerto. Le ricchezze sono un grave rischio e un impedimento al raggiungimento del regno di Dio, è come se un cammello volesse con tutta la pesantezza della sua struttura passare attraverso la cruna di un ago. La via che porta al regno è stretta e perciò bisogna percorrerla liberi da pesi ingombranti. Legittimo lo stupore degli apostoli: “E chi potrà salvarsi?”. Poiché l’amore delle ricchezze si annida poten­temente anche in coloro che non ne possiedono.

Ecco perché è necessaria la grazia di Dio che venga in aiuto alla nostra fragilità, soccorrendo la nostra iniziale buona volontà. La semplicità di Pietro e la sua franchezza ce lo rendono sem­pre simpatico: egli sente ciò che Gesù ha chiesto al giovane ricco, essi, i discepoli, lo avevano già fatto, “ecco noi abbiamo lasciato ogni cosa e ti abbiamo seguito!”. Finalmente, per una volta, Pietro può essere fiero di trovarsi dalla parte giusta. Il Maestro gli dà ragione e promette cento volte tanto di quello che ha lasciato, “insieme alle persecuzioni’.

Nella vita cristiana le soddisfazioni, per quanto spirituali pos­sano essere, non si trovano mai dissociate dalle sofferenze. Perciò i discepoli che per primi hanno abbandonato tutto per seguire Gesù, stiano attenti a non cadere di fronte alle prove e alle persecuzioni, col rischio di ritrovarsi ultimi. Per essere primi è necessario convincersi che la sofferenza è parte integrante della vita del Maestro, perciò nessun discepolo può pensare di poterne fare a meno.

Gesù in questa predizione della sua passione, sembra leggere come in una visione le sofferenze della sua fine. Nonostante questi insegnamenti del Signore, i discepoli restano ancora legati alla concezione trionfalistica e temporale del Messia. Non si spiega altri­menti la richiesta sfrontata e incosciente dei due fratelli Giacomo e Giovanni: “Concedici di sedere uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nella tua gloria” . Ma il cammino per la gloria passa attra­verso la sofferenza e il dolore raffigurati nella risposta di Gesù nel calice nel battesimo. I discepoli, con la forza dello Spirito Santo saranno all’altezza del Maestro nel saper bere il calice del dolore e ricevere il battesimo della sofferenza e della persecuzione, ma il sedere a destra e a sinistra non può essere concepito come un diritto per l’uomo e come un dovere per Dio, ma esso è una libera donazi­one che Dio fa secondo la sua infinita sapienza, giustizia e liber­alità, senza mai farsi vincere in generosità.

Nell’ambito della comu­nità i chiamati al comando de­vono adempiere al loro mandato con spirito di servizio, facendosi tutto a tutti e guardando solo al bene degli altri. L’esempio personale di Gesù si presenta come prova di quanto insegnato prima e allo stesso tempo come norma per tutti quelli che vogliono seguirlo.

Ancora una volta il miracolo del cieco Bartimeo è un invito a riconoscere la nostra condizione di ciechi davanti all’insegnamento e alla persona di Gesù. E’ necessario avere coscienza del proprio stato di bisogno, di povertà, di miseria mentre siamo seduti ai bordi della strada della vita a chiedere l’elemosina di un sorriso, di un po’ di felicità, di qual­che spicciolo di riconoscenza.

Ora nella nostra vita è passato Cristo al quale gridiamo: “Abbi pietà di me!’. Il Signore è venuto per liberarci dalla nostra miseria, dal peccato, dalla nostra cecità. Con Bartimeo gridiamo:”Signore, che io veda!”. Il Signore aprirà il nostro cuore e ci metteremo a se­guirlo perché abbiamo trovato il nostro Salvatore.

TENII DA APPROFONDIRE

  • Le ricchezze impediscono di seguire Cristo