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Catechesi 2015 – Vangelo di Marco, Capitolo 11

L’ingresso in Gerusalemme – Maledizione del fico – Purificazione del tempio – L’autorità di Gesù.

Con questo capitolo entriamo nella parte decisiva e conclusiva della vita di Gesù.

Egli stesso, abbandonando ormai il metodo del silenzio sulla sua persona e missione, imbocca decisamente la via della manifestazione aperta e franca, presentandosi anche davanti ai suoi nemici come Messia. Il luogo di azione è Gerusalemme con il suo tempio e i paesi vicini. Siamo all’ultima settimana della vita di Gesù su questa terra che inizia in Gerusalemme.

Ora il racconto si fa più preciso, continuo e minuzioso: accadono gli avvenimenti più importanti della vita del Salvatore i quali sono rimasti scolpiti in modo indelebile nella mente e nel cuore dei discepoli. Si acuisce il conflitto tra i capi responsabili della nazione e Gesù. Essi lo spiano nei suoi movimenti e nelle sue parole, provocandolo e attaccandolo anche con violenza.

Da parte sua Gesù, mentre si presenta come inviato da Dio e si proclama superiore perfino a Davide, allo stesso tempo fa capire che le antiche istituzioni sono ormai sterili e senza frutto e che si è già inaugurata una nuova era incentrata sulla sua persona. E’ Gesù stesso che, contrariamente al suo stile, provoca il grido osannante della folla di Gerusalemme: non è tempo più di restare nascosto!

E’ giunta l’ora di realizzare la profezia di Zaccaria: “Esulta, figlia di Sion: Ecco, il tuo re viene a te, giusto e vittorioso, umile e cavalcante un asino, un puledro figlio di un’asina”. Il grido della folla è il riconoscimento di Gesù Messia, legittimo discendente di Davide.

L’episodio del fico maledetto che si secca è un fatto davvero sconcertante: perchè Gesù vuole punire la pianta se, come nota espressamente l’Evangelista,“non era stagione di fichi?”. E’ chiaro che Gesù non vuole punire la pianta, ma è un atto simbolico che compie per parlare dell’efficacia della preghiera e poi per far capire ai discepoli che la sorte di Israele era segnata in quanto la sua religiosità era tutta foglie ed esteriorità senza frutti di opere buone.

Gesù è ormai deciso a manifestarsi chiaramente per quello che è senza più reticenze. Si spiega così la purificazione del tempio, come atto dimostrativo della sua autorità sul luogo santo che è possesso esclusivo di Dio e di cui invece gli uomini, si sono appropriati impropriamente per farne un luogo di commercio e di guadagno, mentre nelle intenzioni di Dio: “La mia casa sarà chiamata casa di preghiera”. Questo atteggiamento autoritario di Gesù provoca l’ira dei capi, i quali perciò “cercavano il modo di farlo morire”.

Ripassando la mattina del “martedì santo” per capirci, accanto al fico, videro che si era seccato.

Ma questo episodio vuole essere solo l’occasione per Marco di trasmetterci alcuni insegnamenti di Gesù sulla potenza della fede in Dio e sull’efficacia della preghiera, cose che hanno poca attinenza con l’episodio del fico, tanto è vero che gli altri due sinottici riportano questi detti di Gesù in contesti diversi da quello di Marco.

La fede ha la forza di muovere le montagne; questa fede si manifesta nella preghiera che è espressione di totale fiducia in Dio e dei conseguenti atteggiamenti comportamentali di perdono verso il prossimo.

Risentiamo qui nel perdono vicendevole dei peccati l’eco del “Padre nostro” che in Marco non è trascritto per esteso come in Matteo e Luca.

Ora i capi del popolo, provocati apertamente da Gesù con gesti autorevoli, sono chiamati ad affrontarlo esplicitamente: “Con quale autorità fai queste cose?”. Gesù sa bene che qualunque risposta sua non sarebbe stata accettata da quelli, perciò fa loro una contro domanda: “Il battesimo di Giovanni era dal cielo o dagli umini?”.

E’ chiaro che Gesù vuol mettere i suoi avversari di fronte alle loro responsabilità, perchè ogni volta che c’è una novità essi restano sordi e testardamente legati ai loro pregiudizi e certezze e non concepiscono neppure minimamente che queste possono essere messe in discussione.

Di fronte ad un dilemma si chiudono e si nascondono dietro al paravento del “Non lo sappiamo!”

E’ l’atteggiamento comodo di chi non vuole verificarsi e mettersi in discussione.

TEMI DA APPROFONDIRE:

La fede come certezza