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Catechesi 2015 – Vangelo di Marco: Capitolo 14

Complotto del Sinedrio – L’unzione a Betania – Il patto di Giuda – L’ultima cena – Al Getsemani – Il tradimento e l’arresto – Davanti al Sinedrio – Il rinnegamento di Pietro.

 

Il dramma finora solo intravisto con le varie predizioni della passione, giunge qui al suo momento culminante nella storia della passione. Siamo nell’imminenza della Pasqua quando si immolava e si consumava l’agnello insieme, a tutta la famiglia, per ricordare l’uscita del popolo dall’Egitto. Per questa occasione molta gente si radunava a Gerusalemme, perciò i capi dei sacerdoti, pur avendo deciso di uccidere Cesù, dicevano: “Non sia durante la festività, affinchè non si verifichi una sommossa del popolo“.

L’episodio dell’unzione di Betania viene considerato anche dagli altri evangelisti legato alla storia della passione, perchè è un gesto profetico che preannuncia la morte di Gesù, il quale, alle critiche per lo spreco di tanti soldi, risponde “che i poveri li avete sempre con voi, ma non sempre avete me”. A togliere dall’indecisione gli avversari di Gesù, arriva Giuda con la sua proposta di consegnare il Maestro in modo sicuro e discreto.

Intanto i discepoli preparano l’occorrente per la celebrazione della Pasqua nel luogo scelto dal Maestro stesso.

Durante la cena Gesù svela il tradimento che uno dei discepoli sta “consumando verso di lui“. Comprensibile l’agitazione dei discepoli: “Sono forse io?”. Ognuno si sente sempre un po’ traditore! Signore nel nostro peccato donaci la fiducia di credere ancora nel tuo amore che perdona e accoglie.

E nel momento dell’odio degli uomini il Signore Gesù compie il gesto del dono di tutto se stesso: “prese il pane, lo benedì, lo spezzò e lo diede loro dicendo: Prendete! Questo è il mio corpo … Questo è il mio sangue dell’alleanza“. Come la vittima dei sacrifici antichi era il veicolo di unione con cui si entrava in diretta comunione con la divinità, così anche il pane e il vino offerti agli apostoli dovevano essere la vittima di questo nuovo sacrificio che metteva in comunione con Dio Padre.

Senza dubbio l’affermazione di Gesù doveva risuonare come una cosa inaudita agli apostoli e anche per noi ha sempre il sapore di un mistero troppo grande.

Usciti dal cenacolo, si avviano verso il monte degli ulivi e durante il tragitto Gesù raccomanda le ultime cose ai discepoli che fra breve dovranno subire la prova dello smarrimento

Pietro nella sua generosità e amore per il Maestro non vuole neanche sentir parlare della morte di lui e promette fedeltà e protezione. Gesù gli dice: Questa notte stessa, prima che il gallo canti due volte, mi rinnegherai tre volte“.

Giunti al Getsemani, Gesù cade in uno stato d’animo di estrema tristezza e sofferenza che lo spinge a cercare nei discepoli quel conforto che non trova nei suoi pensieri. Il divin Maestro appare in tutta la sua umanità; lo sentiamo così vicino, cosi nostro, così debole! “L’anima mia è triste fino alla morte. Rimanete qui e vegliate!” Vegliamo per non soccombere alla tentazione.

L’ora è giunta, è l’ora delle tenebre! Un giorno o l’altro arriva per tutti. Non si può sfuggire; bisogna affrontarla, mettendo la propria vita nelle mani del Signore, il quale “non ci lascerà nella morte“. Giuda bacia e ribacia Gesù, chissà cosa avrebbe voluto dirgli, ma non ne ha il coraggio. Giuda, fratello mio!

E i nemici mettono le mani addosso a Gesù come fosse un malfattore. Pietro cerca di reagire, ma è Gesù stesso a fermarlo. Nella drammaticità di questa notte, Marco inserisce la scena di un ragazzo che, impaurito, fugge via nudo: quasi certamente quel ragazzo è lo stesso Marco.

Condotto Gesa davanti al Sinedrio, il sommo sacerdote Caifa cerca qualche testimonianza contro di lui per metterlo a morte, ma di veramente concreto non si trova nulla. Allora il sommo sacerdote chiede egli stesso a Gesù: “Sei tu il Cristo, il Figlio del Benedetto?”. Gesù rispose: “Si, sono io!”. Allora il sommo sacerdote non ha più bisogno di altre testimonianze. La risposta di Gesù è una bestemmia. Aveva osato mettere in discussione l’unicità di Dio, facendo se stesso uguale a Dio. Ciò era cosa inaudita e che solo un pazzo poteva dire, perciò i presenti si prendono gioco di lui. L’aveva predetto Gesù: “Percuoterò il pastore e le pecore si disperderanno“.

Ora che Gesù è vilipeso nessuno più ha il coraggio di dirsi suo amico, di farsi riconoscere, di essergli vicino. Proprio lui, Pietro, che aveva giurato che non lo avrebbe mai tradito. ora lo rinnega spudoratamente, giurando e spergiurando di non averlo mai visto e mai conosciuto prima.

Allora il gallo cantò e venne a ridestare la coscienza impaurita di Pietro; si ricordò che il Maestro glielo aveva predetto e “proruppe in pianto“. Son bastate le lacrime a purificarlo a liberarlo, a perdonarlo: Signore non disdegnare il nostro pianto!

 

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