Catechesi 2015 – Vangelo di Marco, Capitolo 1
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Catechesi 2015 – Vangelo di Marco, Capitolo 3
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Catechesi 2015 – Vangelo di Marco, Capitolo 2

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Guarigione di un paralitico – Chiamata di Levi – Questione sul digiuno – Le spighe raccolte di sabato.

La predicazione di Gesù in Galilea ha rappresentato il momento più felice e fruttuoso dell’attività del Salvatore per la disponibilità e la bontà d’animo degli abitanti.

Ma questo clima idilliaco incomincia ad attenuarsi con il comparire, tra la gente semplice, degli scribi e farisei, i quali osta­coleranno sino alla fine la missione del Maestro.

Nelle controversie con costoro al centro sta sempre un inse­gnamento di Gesù scaturito come risposta alle critiche dei suoi av­versari, le quali a loro volta nascono da un gesto o da qualche detto dello stesso Gesù o dei suoi discepoli.

Il primo caso di conflitto è provocato dalla guarigione di un paralitico, ma soprattutto dalle parole con cui Gesù risponde alla fede di costui e dei suoi accompagnatori: “Figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati“.

Gesù balza subito agli occhi di tutti come colui che ha un po­tere che non appartiene ad alcun uomo ma solo a Dio: rimettere i peccati. Egli manifesta così lo scopo principale della sua venuta nel mondo: sconfiggere il peccato che è la malattia più grave che possa colpire l’uomo e renderlo paralitico nei sentimenti e nei gesti d’amore verso gli altri.

Perciò questa volta Gesù non si ferma all’aspetto fisico del male, ma raggiunge la radice più profonda di esso: il peccato. Gesù non ha mai condiviso la persuasione che il male fisico dipenda dal peccato personale, tuttavia non mise mai in dubbio che il male e la morte sono entrati nel mondo in seguito al peccato e per questo esortava i suoi guariti a non peccare più.

E’ comprensibile la reazione degli scribi all’affermazione di Gesù di rimettere i peccati: solo Dio può perdonare i peccati, perciò chiunque si arroghi questo diritto bestemmia!

Gesù deve chiarire e fugare questo dubbio dei suoi avversari, con un segno chiaro e inequivocabile che manifesti la sua divinità e la sua autorità di rimettere i peccati, perciò dice al paralitico: Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina“. Se anche un imbroglione può dire: ti sono rimessi i peccati, senza che nessuno possa verifi­carne il risultato, la guarigione fisica è sotto gli occhi di tutti e spinge a riconoscere l’intervento portentoso di Dio. Se solo Dio può compiere tali prodigi, allora chi ha detto al paralitico: l’Alzati e cammina”, gli può anche dire: “Ti sono rimessi i tuoi peccati’.

La difficoltà ad accogliere e riconoscere Cristo sta nel suo presentarsi discreto come il “Figlio dell’uomo“, termine con cui Gesù cerca di svelare la sua messianicità e nello stesso tempo di tenerla al riparo dalle facili deviazioni e dagli incontrollati entusi­asmi.

Il nuovo episodio, imperniato sulla vocazione di Levi, è la logica conseguenza. di ciò che Gesù ha manifestato di essere nel rac­conto precedente: se Egli è venuto per guarire l’uomo dal male, col pendolo alla sua radice (il peccato) è giusto che si preoccupi e cer­chi coloro che ne sono vittime (i peccatori).

Levi infatti, detto anche Matteo, è un esattore delle tasse e perciò odiato dalla gente e bollato come traditore dei suoi connazi­onali e ladro. Per dimostrare la sua gratitudine e gioia per l’incontro con Gesù dà in suo onore un banchetto, invitando altri pubblicani e pec­catori. Ciò non poteva non urtare la sensibilità dei farisei, i quali non si sarebbero macchiati di impurità, mangiando con dei pecca­tori. La risposta di Gesù alle critiche dei farisei è abbastanza chiara Rifacendosi ad un proverbio popolare: “Non sono i sani che hanno bisogno del medico ma gli ammalati”, egli dichiara aperta­mente che la sua missione su questa terra è un po’ come quella del medico.

Egli deve curare, frequentare, intrattenersi con quelli che hanno maggiormente bisogno dell’aiuto, della comprensione e anche di una parola buona per comprendere il proprio errore, per ravved­ersi e tornare a Dio mediante un sincero pentimento.

La sua missione è quella di salvare e non di condannare. Natu­ralmente, avvicinandosi ai peccatori, egli non approva la loro con­dotta nè si pone sul loro stesso livello, ma si serve di questi rapporti umani per indurli al ravvedimento.

Purtroppo i farisei, arroccati e nella loro giustizia legale e prigionieri della logica del merito che si acquista con lo sforzo nel l’adempimento della legge, sono impenetrabili alla logica della gratuità della salvezza come dono dell’amore misericordioso di Dio, e perciò resteranno fuori dal regno di Dio e osteggeranno Gesù. Purtroppo la novità portata da Gesù non la si potrà accogliere finchè si resta legati ai propri vecchi schemi, se non si opera un radicale e profondo cambiamento: la conversione.

E’ un rischio da non correre, il mettere il vino nuovo e ancora in fermentazione, in otri vecchi che non possono arginare il ribollire del vino. Quanta tristezza in questa considerazione di Gesù nel vedere la difficoltà che incontra il suo messaggio per la resistenza di vecchi schemi ed idee. Egli non discute dell’utilità del digiuno, ma della sua opportunità in una circostanza di gioia e festosità.

La venuta di Cristo è il tempo delle nozze del Figlio di Dio con l’umanità e i discepoli sono gli amici dello sposo. “Verrà il tempo in cui gli sarà tolto lo sposo e allora digiuneranno”.

Questo atteggiamento di chiusura al nuovo è ancora una volta causa di incomprensione tra Gesù e i fariseí, i quali nell’osses­sionante rispetto delle mille regole riguardanti il sabato, avevano perduto l’aspetto positivo del riposo, come il tempo che Dio dona all’uomo per ritrovarsi, lontano dal lavoro e dalle preoccupazioni, immagine e somiglianza con il creatore e vivere la pienezza della propria dignità: ancora una volta essi avevano perduto la gioia del dono festivo, per renderlo un obbligo asfissiante e privo di vita.

 

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TEMI DA APPROFONDIRE

  • Il peccato, paralisi dell’uomo
  • La compagnia di Gesù
  • La venuta dì Gesù, un incontro festoso tra amici.