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Catechesi 2015 – Vangelo di Marco, Capitolo 4

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Le parabole dei Regno – Parabola del seminatore e spiegazione parabola dei seme – Il granello di senapa – La tempesta sedata

Dopo i primi contrasti con gli scríbi e i farisei, si cominciano a delineare chiaramente le difficoltà e gli intoppi che sia la predicazione, sia Gesù stesso incon­trerà in seguito.

Da un avvio così incerto del Regno di Dio, Gesù prende lo spunto per raccontare in parabole, cioè con esempi, il cammino lento, ma efficace della parola di Dio, la quale, imprevedibilmente, contro ogni aspettativa, porterà fruttti abbondanti se solo riuscirà a trovare il terreno adatto e ben disposto ad accoglierla. Basta avere la pazienza fiduciosa dell’agricoltore per vedere che cosa Dio è ca­pace di realizzare.

Nelle parabole del seme, scelte tra le tante con cui, Gesù in­segnava alle folle, Marco cercherà di spiegarci lo stile dell’agire, di Dio, il mistero del lento procedere del Regno e le difficoltà che in contrerà colui che ne proclamava l’avvento, Gesù. La parabola in­fatti nasce da una situazione di conflittualità, dalla diversa posizione su cui si trovano Gesù e i suoi ascoltatori. La gente vorrebbe vedere ripetersi i segni portentosi dell’Esodo e che tutti si aspettavano all’ar­rivo del Messia.

Di fronte all’umiltà e alla ristrettezza geografica dell’influenza operativa di Gesù, c’è un po’ di sfiducia e di incredulità da parte de­gli ascoltatori. Gesù, allora cerca di traghettarli sulla propria sponda, che è la sponda di Dio, per far conoscere loro il pensiero e l’agire di Dio: Dio è così! O si accetta il suo modo di agire e si parte dal suo punto di vista, o tutto resta oscuro e incomprensibile. La pa­rabola perciò chiama ad una decisione e ad una scelta: o si ragiona come Dio, o si rischia di rimanere nell’incomprensione e fuori del suo disegno di salvezza.

La parabola del Regno più significativa è quella del semina­tore poco accorto e ottimista che getta il seme un po’ dappertutto anche là dove è impossibile che nasca qualcosa.

E’ l’ottimismo di Dio che non tralascia nessuna possibilità e semina contro ogni ragionevole accortezza in ogni cuore, anche quello meno disposto, il seme della sua parola, per dare a tutti la possibilità di scoprire la propria fecondità o il bisogno di dissodare il proprio cuore, liberandolo da pietre e sterpi, se si vuole diventare portatore di vita e di salvezza.

Se il seme non riesce a esprimere tutta la sua carica di fruttu­osità è colpa solo del terreno non adatto o non pronto ad acco­glierlo.

Perciò la parabola chiama all’urgenza di decidersi a fare un la­voro di conversione se non si vuol restare aridi e infecondi.

E la spiegazione che Gesù stesso dà alla sua parabola: solo l’uomo col suo libero arbitrio può rendere inutile e sterile la forza creatrice della parola e dell’azione di Dio! “Chi ha orecchi da intendere, intenda!” suona questo monito del Signore come un in­vito alla riflessione personale.

Dietro il velo della parabola c’è una verità che bisogna ricercare e accettare con buon senso e buona volontà. Ecco perchè alcuni “pur vedendo, non vedono e pur ascoltando non comprendono”, perchè manca ogni desiderio di convertirsi e di farsi perdonare, come aveva predetto già il pro­feta Isaia.

Gli apostoli e i discepoli, invece, sono in un atteggiamento di disponibilità per acco­gliere bene la parola di Dio: hanno arato nel loro cuore, eliminando sentieri di terra battuta, pietre che non permettevano l’estendersi delle radici della spiga e perciò son pronti a sopportare il vento e la pioggia sferzante della prova e della persecuzione; hanno estirpato le spine e i rovi delle ricchezze, desideri sfrenati di piaceri, di amori, di posti e sono aperti al respiro delle cose che valgono e contano per l’ eternità.

Ecco perchè essi porteranno frutti, in misura diversa, ma sem­pre abbondante.

Il seme piantato nel loro cuore, la parola del Salvatore inseg­nata in privato, la fiammella della fede accesa in loro un giorno di­venterà manifesta al mondo intero per mezzo loro.

Chi l’avrebbe detto che pochi pescatori, poveri uomini avreb­bero domani cambiato il mondo? Se hai “orecchi da intendere, in­tendi!” e conoscerai le meraviglie di Dio!

Quanto píù vasto e profondo è il posto che si concede alla pa­rola di Dio, tanto più grande sarà la generosità di Dio nel concedere la comprensione della sua verità.

Dio dona largamente i suoi doni a chi li sa far fruttificare, ma li toglie a chi non l’apprezza e li nasconde sotterra.

Il compito dell’uomo è di accogliere con buone disposizioni il seme della parola di Dio, poi che lui “dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germina e si sviluppa, senza che egli sappia come “, ma lo sa Dio a cui basta la collaborazione ben disposta dell’uomo per operare per mezzo suo nel mondo: guardate cosa avviene nella natura e capirete il metodo di Dio: Egli fa nascere da un poco e pic­colo seme molto e grande frutto.

Il Regno di Dio infatti si può paragonare anche ad un piccolis­simo granello di senapa, da cui nessuno si aspetta che nasca una pi­anta grande come un albero, eppure è così.

E’ così sarà anche degli inizi stretti ed angusti dell’opera di Gesù: ci sarà un tale sviluppo e incremento che tutti gli uomini ne beneficeranno, come gli uccelli godono dell’ombra della pianta di senapa.

Il regno dei cieli nel cuore e nella mente di Gesù vive e respira l’immensità del suo progetto di salvezza aperto a tutti gli uomini.

Le sue parole risuonano delle note di una certezza incrollabile, la cui armonia vorrebbe infondere negli animi incerti e sfiduciati dei suoi discepoli e nell’animo di ognuno di noi che si apre ad accogliere nel dubbio, nel timore il seme promettente di ricchezza di vita del Regno. Non abbiate paura, ma abbiate solo fede nella mia parola e nella mia presenza che non vi abbandona nelle tempeste del mare della vita.

Il maestro non dorme e non gli è indifferente la sorte dei suoi amici. La tempesta degli insuccessi, delle prove ci saranno, ma si alzerà lui e dirà al vento e al mare: “Taci!’.

Scoprirai così nel tuo impegno, nel lavorare per il regno di Dio, che non sei solo, ma hai dalla tua parte colui “che anche il vento e il mare gli ubbidiscono”.

 

 

 

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