Catechesi 2015 – Vangelo di Marco, Capitolo 4
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Catechesi 2015 – Vangelo di Marco, Capitolo 6
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Catechesi 2015 – Vangelo di Marco, Capitolo 5

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L’indemoniato di Gerasa – La figlia di Giairo e L’emorroissa.

Dopo la tempesta sedata Marco comincia il racconto dei segni maggiori con un crescendo continuo nel manifestare la potenza divina di Gesù. Il racconto dell’indemoniato di Gerasa lo troviamo anche in Matteo e Luca, ma il racconto di Marco si rivela non solo più lungo, ma anche più ricco di dettagli, talvolta anche minimi e quasi superflui, per cui sponta­neamente vien fatto di pensare alla testimonianza autentica di un testimone oculare. Ponendo questo episodio dopo quello della tem­pesta sedata, Marco sembra volerci dire che Gesù era capace di farsi ubbidire non solo dagli elementi della natura, ma anche da una “le­gione ” di demoni.

Gesù lascia la sponda palestinese del lago di Tiberiade e ap­proda all’altra sponda di fronte nel territorio pagano della Decapoli, dieci città di tradizione greca. I demoni sono di casa in queste zone idolatriche, perciò il primo incontro è con un pazzo furioso, costretto a vivere lontano dal consorzio umano, passando il giorno sui monti deserti e la notte nei vestiboli dei sepolcri.

Il comportamento di questo ossesso è quello di tutti gli inde­moniati: il demonio vede in Gesù il suo nemico e tuttavia non può evitare di riconoscerlo come il Figlio di Dio, di fronte al quale sente uno stato di disagio per lo smacco che deve subire di allon­tanarsi prima del tempo dall’uomo da lui dominato, perdendo parte del suo potere. Perciò urla contro Gesù: “non mi tormentare’.

Lo supplica almeno (di non cacciarlo fuori dalla regione pa­gana, poichè ne sono in molti come dice il suo nome: “Legione”. La conferma che siano in territorio pagano è “la grossa man­dria di porci” presente. Agli Ebrei, infatti, non era lecito allevare suini nè cibarsi delle loro carni, perché considerati immondi. Perciò Gesù concede facilmente agli spiriti di impossessarsi dei circa duemila porci che pascolavano sulla montagna.

Davanti al miracolo, i pagani del luogo non reagiscono con la gioia o con l’ammirazione, ma “ebbero paura” anche per il grave danno economico subito, perciò lo pregano di allontanarsi dal loro territorio. Il miracolato, grato per il beneficio ricevuto, vorrebbe andare dietro a Gesù, “ma egli non glielo permise”, sia perchè era un pa­gano, sia perché la sua opera poteva essere più preziosa tra la sua stessa gente: Va’ a casa tua dai tuoi e annuncia loro quanto il Si­gnore ti ha fatto e come ha avuto pietà di te”.

Ora vengono descritti due miracoli concatenati in un solo rac­conto. Gesù ritorna sulla riva palestinese del lago, presso Cafarnao e qui uno dei capi della sinagoga gli si gettà ai piedi, supplicandolo di salvare sua figlia chè sta per morire imponendole le mani, come facevano i profeti quando operavano guarigioni.

Tra la folla numerosa che lo segue e lo spinge, una donna af­fetta da una emorraggia, che la rendeva agli occhi della gente im­pura, si fa animo e protetta dall’anonimato, tocca la veste di Gesù, sperando che lo speciale potere magico, o flusso magnetico, potesse procurarle la guarigione, senza essere costretta a rivelare il suo male.

Gesù sente che una forza divina è uscita da lui, sa di aver op­erato un miracolo; e tuttavia si adatta alla mentalità della donna, do­mandando chi l’ha toccato per farle capire che non al contatto fisico si deve la sua guarigione, ma alla sua fede: la sola forza capace di ottenere l’ntervento divino.

La donna ormai scoperta si avvicina a Gesù “timorosa e tre­mante” e vinta la paura per la consapevolezza di “ciò che le era ac­caduto”, gli si getta ai piedi piena di gratitudine, e “gli disse tutta la verità “. “Figlia” – le dice Gesù “va’ in pace” non temere, quello che ti è successo è frutto della tua fede, di fronte alla quale l’Onnipo­tente resta impotente, non sa dir di no, non può deludere chi si ag­grappa e si stringe a lui come all’unica ancora di salvezza, come al Padre che non può restare indifferente al pianto e al dolore del fi­glio.

Si racconta che questa donna avrebbe eretto una statua nella sua città per ricordare il miracolo da lei ottenuto.

Gesù intanto ha perso tempo e dalla casa di Giairo vengono a dire che è inutile ormai la sua presenza perchè la ragazza è morta. Si vede chiaramente come si vedeva Gesù come un guaritore, ma non come Dio che potesse risuscitare i morti. Perciò Gesù rassicura il capo della sinagoga: Non temere, ma solamente abbi fede!“. Si al­lontana dalla folla e con i tre discepoli che saranno testimoni della sua trasfigurazione e della sua angoscia nel Getsemaní, si avvia verso la casa dov’è la fanciulla. Rimprovera quelli che piangono e strepitano senza contegno intorno alla morta: “Perchè fate chiasso e piangete? La fanciulla non è morta, ma dorme”. Questa afferma­zione non poteva che suscitare ironia e disprezzo.

Ora noi sappiamo che la morte è un addormentarsi nel Si­gnore, aspettando la risurrezione per vivere eternamente con Lui. Con una semplice parola, come l’Onnipotente nella creazione, Talithà kum! Fanciulla, alzatie la vita ritorna, e l’adamà, la pol­vere diventa essere vivente e la morte viene vinta dalla vita.

“Gesù raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo”. Sempre misterioso e strano l’atteggiamento di Gesù.

E’ come pretendere che il sole, la luna, le stelle e ogni essere vivente non vivano, non splendano!

Lo dice il salmista Signore che “su tutta la terra la tua parola corre veloce e l’opera delle tue mani annuncia il firmamento “. Permetti Signore ai tuoi figli la gioia di dirti il loro grazie e la loro riconoscenza?

 

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TEMI DA APPROFONDIRE

  • Riconoscere Gesù non come i demoni: ma che vince soccombendo
  • La fede: onnipotenza dell’uomo, “debolezza di Dio”