Giuseppe, modello nel custodire ogni dono di Dio. Novena a san Giuseppe – 4° giorno
13 marzo 2015
Giuseppe, uomo della speranza radicata nella fede. Novena a san Giuseppe – 5° giorno
14 marzo 2015
Mostra tutto

Catechesi 2015 – Vangelo di Marco, Capitolo 9

La trasfigurazione – Guarigione di un indemoniato – Secondo annuncio della Passione – li più grande – L’esorcista straniero – Detti sullo scandalo.

L’avvenimento della trasfigurazione, abbinato alla con­fessione dì Pietro del capitolo precedente, segna il punto centrale e culminante del Vangelo di Marco. La voce del Padre, giunta dal cielo, dissipa ogni incertezza sulla messi­anicità di Gesù, proprio quando il Maestro aveva annunciato per la prima volta la “necessità” della sua passione.

Qualche difficoltà di comprensione era rimasta nel cuore dei discepoli, nonostante la prontezza di risposta di Pietro, ora, invece, con la trasfigurazione e la conferma dal cielo, ogni dubbio viene al­lontanato.

Il fatto in se stesso rimane avvolto nel mistero, ma è facile de­cifrarne il significato. Esso rappresenta non solo un motivo di con­solazione e di incoraggiamento per i discepoli smarriti, ma anche un’anticipazione della gloria in cui Cristo dovrà entrare con la sua risurrezione. Questo avvenimento viene da tutti situato sul monte Tabor che s’innalza isolato per circa 600 metri sulle valli circostanti.

Qui Gesù si “trasfigurò” cioè pur restando se stesso, si mani­festa in un modo diverso di essere. Dalle immagini di luce e di candore con cui l’evangelista cerca di descrivere il fenomeno si deduce che si trattò di una mani­festazione soprannaturale, in cui l’umanità di Gesù apparve rivestita di gloria divina, come apparirà dopo la sua risurrezione.

La presenza di Elia e Mosè sta ad indicare che tutta la storia della salvezza compiuta da Dio mediante la legge (Mosè) e i profeti (Elia) tende a Gesù in cui trova finalmente compimento e realizza­zione piena. Lo sprazzo di gloria che aveva avvolto il Maestro fa esclamare Pietro: “Maestro, è bello per noi stare qui!

Ora Gerusalemme, la passione sembrano così lontane, si po­trebbe dimenticare tutto e restare in questa pace e in questa luce. La nube è segno chiaro di una particolare presenza di Dio, perciò la voce che si ode è del Padre che proclama la figliolanza naturale di Gesù, ma conferma pure la veracità della professione di Pietro, aggiungendo l’esortazione ad ascoltarlo come conclusione logica del suo riconoscimento come inviato dal Padre.

II ritorno alla ordinarietà è segnato dal comando di Gesù di te­ner nascosto il fatto “fino a quando il Figlio dell’uomo non fosse risuscitato dai morti”. Nella risurrezione dei morti ci credevano tutti, ma quel che riusciva difficile da accettare era la morte di Cristo che poco prima avevano visto glorioso.

La presenza di Elia nella trasfigurazione richiama alla mente dei discepoli ciò che si diceva della venuta del Messia che sarebbe stato preceduto dalla venuta di Elia, ora se questi non era ancora venuto come avrebbero fatto gli scribi e il popolo a credere in Gesù?

Il Maestro risponde che le Scritture riguardanti Elia si sono compiute nella tragica morte di Giovanni Battista, così come si rea­lizzeranno fra breve anche le Scritture riguardanti il Figlio del­l’uomo, del quale è scritto “che dovrà soffrire molto ed essere dis­prezzato”. Elia, venuto nella persona di Giovanni Battista, non è stato riconosciuto e “gli hanno fatto ciò che hanno voluto”; così come non bisognerà scandalizzarsi di fronte alla passione del Figlio dell’uomo.

Ritornati in mezzo alla folla trovano i discepoli in difficoltà perché non sono riusciti a guarire un indemoniato. L’arrivo del Maestro è provvidenziale perché li toglie dalla difficoltà.

Gesù resta un po’ scoraggiato di fronte a certi atteggiamenti sia della gente che dei discepoli, perché in essi manca la vera fede e si dimostrano sempre incapaci di valutare rettamente il suo insegna­mento e le sue stesse opere prodigiose.

Anche il padre del ragazzo indemoniato si rivolge a Gesù come ci si rivolge a qualunque medico: “Se tu puoi fare qualcosa “. “Se puoi…? Tutto è possibile a chi crede!”; rispose Gesù. Ed allora finalmente l’uomo risponde pronto e decisa: “io credo, ma tu aiuta la mia incredulità“.

Una preghiera stupenda, sapendo che anche la fede è dono di Dio, perciò anche il bene che possiamo fare scaturisce da Lui.

Con autorità Gesù ordina al demonio di allontanarsi dal ra­gazzo, ciò fa riflettere i discepoli sul loro insuccesso precedente: “Perché noi non siamo riusciti a scacciarlo?”. Il loro errore forse consisteva nel credere che il potere loro concesso da Gesù potesse esercitarsi come per magia, senza altre condizioni soggettive. Invece devono ricordare sempre che ogni potere viene da Dio e a Lui bisogna chiederlo con fede sempre mediante una preghiera insis­tente e fiduciosa, perché “questo genere di demoni non può essere scacciato con nessun altro mezzo, se non con la preghiera”.

Ora Gesù evita la folla perché vuole dedi­carsi alla formazione dei suoi discepoli sentendo prossima la sua fine. “Il Figlio dell’uomo sarà consegnato nelle mani de­gli uomini.” Ciò sarà la prova più tre­menda, perché il malcapitato non potrà aspettarsi alcuna pietà o misericordia come farebbe con Dio. I discepoli, come al solito, abbarbicati all’idea corrente di un Messia glorioso, nonostante il prece­dente rimprovero a Pietro, si mostrano an­cora una volta incapaci di accettare le su­periori esigenze del piano divino di sal­vezza.

La loro mente ancora non si apre ai pen­sieri di Cristo e cadono come tutti gli altri uomini nelle banalità e discutono, mossi da una sciocca superbia, “su chi fosse il più grande” Gesù prende l’occasione per insegnare loro che la vera grandezza dell’uomo non è nel comando o nell’auto­rità sugli altri, ma nello spirito di disponibilità e di servizio verso i fratelli più bisognosi (i piccoli).

Alla novità e apertura di Gesù verso nuovi orizzonti di com­portamenti, si contrappone continuamente la grettezza di vedute dei suoi discepoli: “Maestro, abbiamo visto un tale scacciare i demoni nel tuo nome e glielo abbiamo proibito, perché non è dei nostri”.

Gesù risponde che chiunque fa il bene è già dalla parte di Dio. Chi bisogna invece scacciare subito e fermare è colui che compie il male e trascina al male, anzi la stessa forza e decisione è necessaria usarla soprattutto verso se stessi qualora ci accorgessimo che stiamo provocando un male spirituale a noi stessi.

E meglio rinunciare a tutto, anche alle case e alle persone più care, anziché correre il rischio di perdere il sommo bene della sal­vezza, davanti al quale tutti i beni materiali sono un nulla.

Ricordiamoci che tutti saremo giudicati da Dio: è meglio sof­frire ora – essere salati col fuoco – anziché piangere domani irrime­diabilmente.

TEMI DA APPROFONDIRE

  • “Signore, io credo, aiuta la mia incredulità”
  • Chi è il più grande nel regno dei cieli