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Catechesi 2015 – Vangelo di Marco, Capitolo12

Parabola dei cattivi vignaioli – Il tributo a Cesare – La risurrezione dei morti – Il grande comandamento – Il Messia Figlio di Davide – Contro gli scribi e l’obolo della vedova.

 

Siamo agli ultimi giorni della vita terrena e Gesù ormai si mostra chiaramente per quello che è con fermezza: non è più il tempo del segreto messìanico, del “non ditelo a nessuno“. Ora egli si mostra palesemente come il Messia e smaschera ad ogni occasione che gli si offre, la cattiveria, la ipocrisia e la malafede dei suoi avversari.

La parabola dei vignaioli omicidi mette a nudo l’ostinata malvagità dei suoi avversari. La vigna e la vite sono immagini frequenti nell’Antico Testamento per esprimere la cura e l’amore di Dio per Israele suo popolo. Ma non sempre coloro che dovevano curare questa vigna sono stati fedeli al loro compito, anzi l’hanno considerata come loro proprietà, misconoscendo che il vero padrone era Dio. La parabola può sembrare esagerata, perchè dopo tutto quello che era accaduto con i servi malmenati e uccisi, a nessun padrone sarebbe venuto in mente di esporre alla morte l’unico figlio che aveva; ma è questa la storia vera di Gesù: il Figlio di Dio, vilipeso e rigettato come una pietra di scarto dai responsabili del suo popolo, Dio lo eleva alla dignità di re e salvatore del mondo, come pietra angolare su cui poggia tutto l’edificio della nuova comunità dei credenti. Il rimprovero è talmente chiaro e forte che gli scribi, gli anziani e i capi dei sacerdoti capirono subito che ce l’aveva con loro e perciò decidono di ucciderlo.

Ma il popolo è dalla parte di Gesù, perciò i suoi avversari cercano qualcosa per metterlo in cattiva luce presso il popolo o contro le autorità romane. Il pretesto per intrappolarlo è la questione del tributo dovuto agli odiosi occupanti romani: E’ lecito o no pagare il tributo a Cesare?; sia che rispondeva sì sia che rispondeva no si sarebbe inimicato o l’uno o l’altro dei due gruppi interessati. Gesù invece dà la risposta che fa capire che i doveri sociali e verso l’autorità umana sono solo una parte dei doveri dell’uomo, per chè restano ancora i doveri verso Dio che è padrone assoluto di ogni cosa.

Vedendolo così pronto e così capace ad eludere le trappole che gli vengono tese, gli avversari di Gesù si industriano a trovare difficoltà e cavilli per vedere come se la cavava.

Un’altra interrogazione viene dai Sadducei i quali non credono nella risurrezione dei morti, perciò presentano a Gesù un caso: se una donna nella vita terrena ha più mariti, se fosse vera la risurrezione dei morti, questa donna nella nuova vita di chi sarà moglie? “Non conoscete nè le Scritture, nè la potenza di Dio”, risponde Gesù perchè i Sadducei oltre a non riconoscere la onnipotenza di Dio che può creare una vita diversa dalla vita di questo mondo, hanno oltretutto una concezione grossolana della vita nuova dei risorti, come se fosse un ritorno alla vita presente. Quelli che risorgono infatti “saranno come angeli in cielo”, una risposta che indica la novità e la diversità dei risorti, ma che lascia le modalità e i contorni avvolti nel mistero.

Precisata la natura della risurrezione, il Maestro ne dimostra ora la certezza, appellandosi all’autorità dello stesso libro di Mosè (Pentateuco), a cui si erano appellati i suoi oppositori. Gesù ricorda l’episodio del roveto ardente dell’Esodo, ove Dio si presenta come il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, come persone ancora vive e con cui Dio ha ancora, dopo la loro morte,un rapporto concreto ed efficace, perchè vivono con lui perciò “Egli non è Dio dei morti, ma dei vivi“.

I più semplici e i più ben disposti ammirano la capacità di districarsi di Gesù, come lo scriba che con schiettezza e senza fini provocatori chiede a Gesù: “Qual è il primo di tutti i comandamenti?”. Infatti i rabbini ne avevano fatti 613 di precetti che un poveretto non sapeva più raccapezzarsi sulle cose importanti ed essenziali. Gesù gli risponde con la preghiera che ogni Israelita recita tre volte al giorno: “Ascolta, Israele. Il Signore nostro Dio è l’unico Signore e tu amerai il Signore tuo Dio e il prossimo tuo come te stesso”.

Lo scriba dimostra di aver compreso bene il pensiero di Gesù che cioè l’amore per Dio e per il prossimo costituisce la migliore forma di religione, superiore agli stessi atti di culto compiuti nel tempio. Intimoriti dalla sua autorità, la gente non osa neanche più porgli delle domande, per cui è Gesù stesso a provocarle: “Come mai gli scribi dicono che il Messia è figlio di Davide, se Davide stesso lo chiama mio Signore“. Gesù vuole dimostrare la sua origine umana, come discendente di Davide, ma anche, divina e che perciò viene direttamente da Dio.

Dall’alto della sua cosciente divinità Gesù attacca frontalmente e veementemente il fare ipocrita degli scribi, che si presentano con falsa mansuetudine per derubare “onestamente” i più deboli, come le vedove. E parlando di vedove, Gesù ne nota una che sta facendo la sua piccola offerta al tempio, tra tanti ricchi che si fanno notare per il rumore e la abbondanza della loro offerta.

Gesù è Dio e ha occhi che vedono ciò che gli occhi degli uomini non vedono: il cuore. Perciò può affermare che la vedova “ha dato tutto ciò che aveva, tutto il suo sostentamento”

TEMI DA APPROFONDIRE

Dio e Cesare: gli impegni del mondo e la fedeltà a Dio

Il grande comandamento: amore di Dio, amore del prossimo. Come lo vivo?