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Catechesi – Vangelo di Marco, Capitolo 8

Seconda moltiplicazione dei pani – Richiesta di un segno dal cielo – Il lievito dei farisei – Il cieco di Betsaida – La confessione di Pietro – Primo annuncio della Passione – Consigli per la sequela di Gesù.

Marco è l’unico evangelista a parlarci di due miracoli della moltiplicazione dei pani. Questa seconda moltiplicazione dei pani sembra quasi una ripetizi­one della prima, soltanto che in quella Gesù mostra più interesse per la fame spirituale della folla che lo segue, “perchè erano come pe­core senza pastore” e perciò il miracolo del pane sta ad insegnare che Lui, Gesù, è l’unico che può saziare la loro fame di parola di Dio, come è capace di saziare la loro fame fisica.

In questo secondo racconto del miracolo Gesù s’interessa so­prattutto del bisogno fisico della folla di essere sfamata: “Ho pietà di questa folla, perché sono già tre giorni che stanno con me e non hanno di che mangiare. Se li rimando digiuni a casa loro, verranno meno per strada”. I gesti che preparano il miracolo sono sempre gli stessi: “prese i sette pani, rese grazie, li spezzò e li diede ai suoi dis­cepoli, affinché li distribuissero”. Questo secondo miracolo della moltiplicazione dei pani avviene, diversamente dal primo, in am­biente pagano.

Appena Gesù ritorna tra i suoi correligionari trova da parte dei capi del popolo ostilità verso di lui. Questi per metterlo alla prova e screditarlo davanti al popolo che lo ammirava e lo ascoltava, gli chiedono di compiere un segno che venga direttamente dal cielo per provare la sua messianicità.

I farisei, infatti, non potevano mis­conoscere che Gesù compiva dei miracoli che erano sotto gli occhi di tutti, ma questi, come avevano già affermato prima, potevano essere anche frutto di un’intesa di Gesù col demonio. Essi, invece, chiedono un segno, come la manna, il passaggio del Mar Rosso, che venga direttamente da Dio senza l’intermediazione di Gesù.

Il maestro non può che sentirsi triste e angosciato di fronte a tanta ostinazione: a cosa sarebbe servito un ulteriore segno per gente così cattiva, se non ad accrescere la loro colpa, visto che i miracoli già da lui compiuti non erano stati sufficienti per convincerli della sua messianicità?

Perciò raccomanda ai discepoli di non lasciarsi contaminare dal lievito dei farisei e di Erode“, perché costoro non hanno alcun desiderio di conoscere la verità e il bene, ma sono talmente corrotti da odiare ogni cosa buona e chiunque compie opere buone.

Stiamo attenti anche noi da questo atteggiamento distruttore che demolisce e scredita ogni opera buona e chiunque abbia intenzi­one di compiere il bene.

I discepoli ancora una volta dimostrano la loro grettezza e povertà d’animo: si preoccupano di cose secondarie, non ponendo attenzione all’insegnamento del maestro, ma soprattutto anche loro dimostrano così poca intelligenza nel capire i segni che il Signore compie sotto i loro occhi: “Avete occhi e non vedete, avete orecchi e non udite?”. Non ricordate? Ancora non comprendete?

Se anche noi sapessimo leggere e capire i doni e i segni dell’amore di Dio, non staremmo a perderci dietro le banalità della vita! Perciò chiediamo al Signore di aprirci gli occhi come al cieco di Bethsaida per saper distinguere ciò che è importante, da ciò che non ha valore: gli uo­mini sono uomini e gli alberi sono alberi! Signore ponici le mani sugli occhi dell’anima perché possiamo vederci perfettamente per poter vedere “ogni cosa nettamente anche da lontano”.

Una volta risanati e guariti dalla nostra cecità spirituale sa­premo, come Pietro, riconoscere Gesù mandato dal Padre senza la­sciarci ingannare dalle apparenze o dai pregiudizi. A noi, come ai discepoli, Gesù chiede “voi chi dite che io sia?”

Noi abbiamo fatto esperienza di Gesù, noi sappiamo che Egli è la parola di Dio fatta carne, noi abbiamo riconosciuto in Lui l’amore infinito del Padre, allora perché non lo seguiamo fino in fondo, anche se ci chiama ad andare con Lui per la strada della croce e del sacrificio?

Siamo d’accordo con Cristo finché non ci chiama a pagare di persona, allora diveniamo dei satana, vorremmo distoglierlo, far cambiare idea anche al Signore, dimostrando che si può fare diversamente, con meno sacrificio: “Vattene lontano da me, satana, poi­ché non ragioni secondo Dio, ma secondo gli uomini “.

La salvezza è dono di Dio e solo Lui conosce la strada per rag­giungerla. Perciò chi vuol salvarsi faccia come Cristo, l’inviato del Padre: “rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua”.

Perché l’unica cosa che valga per l’uomo è salvare la propria anima per vivere eternamente con Dio e di fronte a ciò non c’è rinuncia che valga quanto il premio, anche la perdita della vita se è necessaria per meritare la vita vera che non avrà mai fine.

“Cosa giova all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde la propria anima?“. Riflettiamo su queste parole che hanno convertito i più grandi peccatori, facendoli diventare dei santi.

Quante volte barattiamo la nostra salvezza eterna per soddis­fare un capriccio effimero e passeggero. Ora è Cristo che ti dice questo; non vergognarti di Lui, non aver paura di ciò che potrebbero dire gli altri delle tue scelte, della tua fede. Al giudizio di chi ci tieni di più, a quello degli uomini o a quello di Dio? Ricordati che “chi si sarà vergognato di me e delle mie parole in mezzo a questa gen­erazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell’uomo si ver­gognerà di lui, quando verrà nella gloria del Padre suo insieme agli angeli santi”.

 

TEMI DA APPROFONDIRE

  • Hai i pensieri di Dio o quelli degli uomini?
  • Credi nella vita eterna?
  • Hai il coraggio della testimonianza?