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Il Mese Mariano: piccoli e grandi tutti intorno a Maria!

1.1 Il rosario, un percorso di fede e di spiritualità di un intero popolo.

L’origine della recita del rosario sembra risalire alle VIII secolo, quando i monaci, spesso analfabeti, come era comune a quei tempi, espressero il desiderio di poter partecipare alla preghiera della chiesa. Non conoscendo il latino, anziché recitare tutto il Salterio, composto da 150 Salmi e cardine della Liturgia delle Ore, i monaci sostituirono a tale preghiera la recita del Padre Nostro per 150 volte.

All’inizio del XII secolo ci fu, particolarmente in Occidente, una prima trasformazione dovuta al culto mariano, con l’introduzione della prima parte dell’Ave Maria. Un secolo più tardi il monaco certosino Enrico Kalkar sostituì definitivamente i 150 Padre Nostro con le Ave Maria, suddividendole in decine e inserendo un Padre Nostro tra una decina e l’altra.

Nel frattempo il Rosario acquistò sempre più importanza e diffusione, soprattutto grazie ad un nuovo ordine religioso mendicante, i “Domenicani”, fondato da San Domenico, considerato da alcuni il vero inventore del Rosario. Successivamente si iniziò a suddividere le 150 Ave e Pater in gruppi di 50, in ambito certosino, e si inserì un altro elemento che da allora diventerà fondamentale per la preghiera: il “mistero”.

Il mistero, tratto da temi evangelici o della tradizione della chiesa permetteva e permette di penetrare i punti essenziali della storia della Salvezza attraverso il dialogo tra l’anima e Dio. Più tardi, anche per evitare una eccessiva proliferazione, nel corso del ‘400 tali misteri furono scelti e precisati, forse da Alberto da Castello.

Nel XVI secolo, San Pio V, domenicano, attraverso la bolla “Consueverunt romani pontifices” del 1569 definì e precisò la preghiera del Rosario e, dopo la vittoria di Lepanto contro i Turchi, consacrò il mese di ottobre al rosario e il 7 ottobre quale Madonna della Vittoria, successivamente trasformata da Gregorio XIII in Madonna del Rosario.

Dopo questo lungo cammino multi secolare, le apparizioni mariane sembrano confermare questa preghiera quale strumento privilegiato di dialogo tra Maria e i Suoi figli. In particolare sono da ricordare le apparizioni a Lourdes e a Fatima. In quest’ultima l’angelo insegnò ai tre pastorelli portoghesi la preghiera che attualmente si recita al termine di ogni decina: “Gesù, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’Inferno, porta in cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della tua misericordia” (13 luglio 1917).

In materia di preghiera del rosario si sono espressi ancora altri papi, con encicliche, lettere apostoliche, esortazioni ed inviti a pregare col rosario. Da ultimo Giovanni Paolo II, con la lettera apostolica “Rosarium Verginis Mariae” del 6 ottobre 2002, riprendeva i temi di carattere teologico spirituale, e di tradizione mariana, integrandoli con l’inserimento di 5 nuovi misteri della vita di Gesù, chiamati “Misteri della Luce”.

1.2 La storia del mese mariano

Il primo ad associare la Madonna al mese di Maggio fu Alfonso X, detto il Saggio Re di Castiglia e Leon (secolo XIII), che la celebrava in «Las Cantigas de Santa Maria»: “Rosa delle rose, fiore dei fiori, donna fra le donne, unica signora, tu luce dei santi e dei cieli via”. In una cantiga dedicata alle feste di maggio, vede nella devozione a Maria il modo per coronarle e santificarle nella gioia.

La pratica delle prime devozioni risale tuttavia al secolo XVI quando si cominciò a reagire allo spirito rinascimentale giudicato troppo paganeggiante: così il mese di maggio assunse anche carattere riparatore.

A Roma fu San Filippo Neri a delineare il futuro mese mariano insegnando ai giovani a ornare di fiori l’immagine della Vergine nel mese di maggio, a cantar lodi in suo onore e a compiere atti di virtù e mortificazione.

Un secolo dopo, e precisamente nel 1677, il movimento di Fiesole, in una terra dove era vivissima la tradizione del Calendimaggio, fondò una specie di confraternita detta Comunella. “Essendo giunte le feste di Maggio”, riferisce la cronaca dell’archivio di San Domenico, “e sentendo noi il giorno avanti molti secolari che incominciavano a cantar maggio e far festa alle creature da loro amate, stabilimmo di volerlo cantare anche noi alla santissima Vergine Maria e che non era dovere che noi ci lasciassimo superare dai secolari”.

Si incominciò con il Calendimaggio, poi si aggiunsero le domeniche e infine tutti i giorni del mese. Si cantavano le litanie lauretane, s’incoronava la statua della Vergine con rose e le si offriva, alla fine del mese, un cuore d’argento. Così alla “regina della Primavera” si contrappose la” regina del cielo.”

Queste pratiche fiorirono in tutta la penisola e la devozione a Maria cresceva. La formalizzazione del mese di Maggio è dovuta però al padre Gesuita Dionisi con il suo mese di Maria, pubblicato nel 1725 a Verona, dove si suggerisce di compiere le pratiche devozionali in casa o in luogo di lavoro, davanti ad un altarino della Madonna, con preghiere, rosario, litanie, fioretti e giaculatorie e con l’offerta alla fine del mese del proprio cuore alla Madre di Dio.

Don Giuseppe Peligni, di ritorno dalle carceri napoleoniche sciolse quel voto fatto alla Madonna, ed istituì a Maggio del 1814 il mese mariano adottando il libricino del gesuita padre Alfonso Muzzarelli, dove di proprio pugno aggiunge: “Oggi dal 1 Maggio la madonna domina il suo popolo dalla cima di una scalinata di fiori”.