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San Gabriele dell’Addolorata: il santo del sorriso.

«La mia vita è una continua gioia. Non cambierei un quarto d’ora di questa vita». Il santo dei giovani, il santo dei miracoli, il santo del sorriso: con questi tre appellativi è conosciuto San Gabriele dell’Addolorata.

Francesco Possenti nasce ad Assisi nel 1838. È un giovane intelligente, sensibile verso gli altri e le loro sofferenze, aperto e brillante. Dopo una serie di lutti familiari, avverte una profonda crisi esistenziale, sente con forza il contrasto tra Cristo e il mondo e si distacca dalla società in cui vive: questo vuoto è colmato dalla voce della Madre, che gli rivela l’amore di Dio in Gesù crocifisso.

Francesco diventa Gabriele dell’Addolorata, attuando una scelta radicale: lunghe ore di preghiera, frequenti digiuni e penitenze lo aiutano a mantenere lo spirito immerso in quello di Dio. È attento nell’adempiere i suoi doveri e alle necessità dei confratelli.

Muore di tubercolosi all’età di 24 anni, serenamente abbandonato alla volontà di Dio e tra le braccia di Maria.

Nel 1920 Gabriele viene canonizzato, il suo corpo è venerato nel santuario di Isola del Gran Sasso. Ancora oggi il “Santo del sorriso” attira migliaia di giovani nel suo santuario e colma i loro “vuoti” con la gioia che viene dal Padre.

Disse di lui il suo padre spirituale: «Il mio Gabriele aveva un carattere molto vivace, soave, insinuante e insieme risoluto e generoso. Aveva un cuore sensibilissimo, pieno di affetto, un modo di fare sommamente attraente, piacevole, naturalmente gentile. Era gioviale e festoso, di parola pronta, arguta, facile, piena di grazia. Di forme avvenenti, era agile e composto in ogni movimento della persona. Aveva gli occhi tondi, neri, assai vivaci: sembravano due stelle ed erano bellissimi. La virtù e la santità poi a tutto metteva compimento. Riuniva tante doti che difficilmente si possono trovare tutte insieme in una sola persona. Nessuna meraviglia che si guadagnasse la benevolenza di tutti. Gabriele era veramente bello nell’anima e nel corpo».

Giovanni Paolo II, in visita al Santuario di San Gabriele, sottolineava come la nota caratteristica di questo santo fu la gioia cristiana. Ha invitato dunque tutti i giovani a vivere in questo senso la loro vita, seguendo un esempio così luminoso: «Abbiate sempre più chiara coscienza di questa realtà interiore che contraddistingue ogni seguace di Cristo, chiamato a viverla intensamente e a proclamarla come espressione della nuova alleanza, suggellata dal sangue dell’Agnello e come segno pasquale della risurrezione e dell’Alleluia. Diffondetela negli ambienti dove vivete o svolgete le vostre attività: nella famiglia, nella scuola, nei posti di lavoro, di gioco e di divertimento; comunicatela soprattutto alle persone sole, anziane, ammalate o emarginate dalla società; a quelle assorbite dalla routine del tran-tran quotidiano; a quelle che invano la cercano dove essa non è: nei micidiali surrogati della droga e dell’alcool; o nel fatale e vuoto ricorso al consumismo e al disimpegno; e soprattutto a quelle che dovessero lasciarsi suggestionare dalle deplorevoli iniziative ispirate in qualunque modo alla violenza o alla mancanza di rispetto per la persona altrui. A tutti questi fratelli e sorelle, che, in un modo o nell’altro, consapevolmente o inconsapevolmente, attendono una vostra parola, un vostro sorriso e la vostra amicizia, non fate mancare la vostra presenza, non rifiutate di mostrare la vostra gioia, le ragioni della vostra speranza».