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San Giuseppe, il primo devoto di Maria

Questa solennità ha profonde radici bibliche. Giuseppe è l’ultimo patriarca che riceve le comunicazioni del Signore attraverso l’umile via dei sogni. Come l’antico Giuseppe, è l’uomo giusto e fedele (cfr. Mt 1,19) che Dio ha posto custode della sua casa. Egli collega Gesù, re messianico, alla discendenza di Davide. Sposo di Maria e padre putativo, guida la Sacra Famiglia nella fuga e nel ritorno dall’Egitto, rifacendo il cammino dell’Esodo. Pio IX lo ha dichiarato patrono della Chiesa universale e S. Giovanni XXIII ha inserito il suo nome nel Canone Romano. Sotto la sua protezione si sono posti Ordini e Congregazioni religiose, associazioni e pie unioni, sacerdoti e laici, dotti e ignoranti.

Forse non tutti sanno che papa Giovanni XXIII, proclamato santo nel 2014, nel salire al soglio pontificio aveva accarezzato l’idea di farsi chiamare Giuseppe, tanta era la devozione che lo legava al Santo falegname di Nazaret. Nessun pontefice aveva mai scelto questo nome, che in verità non appartiene alla tradizione della Chiesa, ma il “Papa buono” si sarebbe fatto chiamare volentieri Giuseppe I, se fosse stato possibile, proprio in virtù della profonda venerazione che nutriva per questo grande Santo.

Grande, eppure ancora oggi piuttosto sconosciuto. Il nascondimento, nel corso della sua intera vita, come dopo la sua morte, sembra quasi essere il segno distintivo di S. Giuseppe. Il Nuovo Testamento non attribuisce a S. Giuseppe neppure una parola. Quando comincia la vita pubblica di Gesù, egli è probabilmente già scomparso (alle nozze di Cana, infatti, non è menzionato), e non sappiamo né dove né quando sia morto; non conosciamo la sua tomba, mentre ci è nota quella di Abramo, che è più antica di secoli.

Il Vangelo gli attribuisce l’appellativo di “giusto”. Nel linguaggio biblico è detto “giusto” chi ama lo spirito e la lettura della Legge, come espressione della volontà di Dio. Giuseppe discende dalla casa di Davide; di lui sappiamo che era un artigiano che lavorava il legno. Non era affatto vecchio come la tradizione agiografica e una certa iconografia ce lo presentano; al contrario, egli era un uomo nel fiore degli anni, dal cuore generoso e ricco di fede, indubbiamente innamorato di Maria e con lei si fidanzò secondo gli usi e costumi del suo tempo. Il fidanzamento equivaleva per gli ebrei al matrimonio, durava un anno e non dava luogo a coabitazione né a vita coniugale tra i due; alla fine si teneva la festa durante la quale si introduceva la fidanzata in casa del fidanzato e iniziava così la vita coniugale. Se nel frattempo veniva concepito un figlio, lo sposo copriva del suo nome il neonato; se la sposa era ritenuta colpevole di infedeltà poteva essere denunciata al tribunale locale. La procedura da rispettare era a dir poco infamante: la morte all’adultera era comminata mediante la lapidazione.

Nel Vangelo di Matteo leggiamo appunto che “Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe, suo sposo, poiché era un uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto” (Mt 1, 18-19). Mentre era ancora incerto sul da farsi, ecco l’angelo del Signore a rassicurarlo: “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio, e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati (Mt 1, 20-21).

Giuseppe può accettare o meno il progetto di Dio. In ogni vocazione che si rispetti, al mistero della chiamata fa sempre da contrappunto l’esercizio della libertà, giacché il Signore non violenta mai l’intimità delle sue creature né mai interferisce sul loro libero arbitrio. Giuseppe allora è libero di accettare o meno.

Per amore di Maria accetta la volontà di Dio e prende con sé la sua sposa. Egli obbedì prontamente all’Angelo e in questo modo disse il suo “Sì” all’opera della redenzione. Perciò quando guardiamo al sì di Maria dobbiamo anche pensare al sì di Giuseppe al progetto di Dio. Forzando ogni prudenza terrena e andando al di là delle convenzioni sociali e dei costumi del suo tempo, Giuseppe seppe far vincere l’amore, mostrandosi accogliente verso il mistero dell’incarnazione del Verbo.

Nella schiera dei fedeli della Vergine, il primo ordine di tempo, oltre che di grandezza, è lui: san Giuseppe è senz’ombra di dubbio il primo devoto di Maria. Una volta conosciuta la sua missione, si consacrò a lei con tutte le sue forze. Fu sposo, custode, discepolo, guida e sostegno: tutto di Maria.

“Qualunque grazia si domanda a san Giuseppe verrà certamente concessa, chi vuol credere faccia la prova affinché si persuada”, sosteneva santa Teresa d’Avila. Sono davvero senza numero le grazie che si ottengono da Dio, ricorrendo a san Giuseppe. Patrono universale della Chiesa per volere di papa Pio IX, è conosciuto anche come patrono dei lavoratori nonché dei moribondi e delle anime purganti, ma il suo patrocinio si estende a tutte le necessità, sovviene a tutte le richieste.

Giovanni Paolo II ha confessato di pregarlo ogni giorno. Additandolo alla devozione del popolo cristiano, in suo onore nel 1989 scrisse l’Esortazione apostolica Redemptoris Custos, aggiungendo il proprio nome a una lunga lista di devoti suoi predecessori: Pio IX, Pio X, Giovanni XXIII, Paolo VI.